Escursione all'Alpe Vercio
Capoescursione è stato Mario Campanini, coadiuvato da Nunzia Monte. L’Alpe di Vercio è una località sulle pendici del monte Faié, alle porte della Valgrande. E’ posta ad un’altitudine di 850 m circa ed è una vera balconata panoramica sullo sbocco della Val d’Ossola e sui nostri laghi prealpini.
Dai suoi prati lo sguardo spazia su ben cinque laghi: il Verbano, il Cusio, il lago di Mergozzo, il lago di Varese e quello di Monate. Da alcuni anni Vercio è tenuta come un gioiello: ristrutturate le baite e l’eremo della Madonna di Vercio, accuratamente sfalciati i prati, curati gli alberi, tra cui faggi maestosi, e le bordure fiorite.
E’ una località molto accogliente e a noi birders, essendo situata entro un corridoio migratorio importante, offre in primavera svariate occasioni per fare osservazioni ornitologiche significative. Dell’ultima visita ricordo ancora l’aquila reale in duello con una poiana, le picchiate del falco pellegrino, il passaggio del falco pescatore...
Il programma della giornata:
- appuntamento nella piazza di Mergozzo alle ore 8.00. Mergozzo si raggiunge con l’autostrada A 26 uscita Verbania. Usciti dall’autostrada in pochi kilometri si raggiunge Mergozzo. I Novaresi possono ritrovarsi ad Agognate e da lì formare gli equipaggi. Penso che in 45/50 min si arrivi a Mergozzo.
- Dalla piazza di Mergozzo, dopo caffè e brioche, si raggiunge Bracchio dove si lasciano le auto.
- Calzati gli scarponcini si prende il sentiero per Vercio, che si raggiunge in circa un’ora di salita.
Non è un’escursione impegnativa, dal punto di vista alpinistico, ma sono necessari scarponi e zaino.
Il pranzo è al sacco e nel pomeriggio, dopo abbondanti sbinocolate (considerato il panorama consiglio anche il cannocchiale), si può ridiscendere a Mergozzo per una visita alla vineria Caffè Portici (degustazione vini, salumi e formaggi locali).
Prima del 17 aprile saranno celebrati dei rituali propiziatori del bel tempo.
IL RESOCONTO di Fabrizio Burlone
Sabato mattina Mario (capo spedizione), Anna, Maurizio, Nunzia, Cecilio, Alberto, Margherita ed io abbiamo partecipato alla programmata escursione all'Alpe di Vercio. Ci troviamo in piazza a Mergozzo alle otto di mattina per scoprire che tutti i bar della piazza sono chiusi, meno male che la nostra guida indigena conosce un locale in seconda (o terza) fila fronte lago che si dimostra perfettamente in grado di rifornire di cappuccini e brioche tutti gli affamati della compagnia. Pericolo scampato. Ci trasferiamo quindi a Bracchio, dove troviamo due posti due nel piccolo parcheggio, e poi ci avviamo verso l'alpe, perdendoci dopo pochi minuti. Si sarebbe potuto dire che avevamo solo sbagliato sentiero, ma visto che abbiamo sbagliato pure quello dopo e quello dopo ancora, il tutto senza essere nemmeno usciti dal paese, mi sembra che la parola "persi" renda una descrizione più accurata dell'accaduto. Ci risolve il problema la squisita cortesia dei locali: un simpatico signore, nello scacciarci dalla sua "strada privata" (indicata come tale da una delizioso cartello dipinto a mano) ci forniva le indicazioni per raggiungere la strada giusta. E senza neppure lanciarci contro i cani. Poi dicono che non ci sono più le buone maniere di una volta..
Si riparte. I non montanari tengano conto di quanto segue: la via per l'alpe Vercio copre un dislivello (mi dicono) di circa 500 metri ed è divisa in due parti distinte. La prima è piuttosto dura, comprende parecchie rampe di buona pendenza, gradini e gradoni. La seconda parte invece è più facile ed è adatta anche ai non allenati. Si noti che dei 500 metri di dislivello citati la parte morbida copre all'incirca gli ultimi trentacinque centimetri. Di buono c'è che lungo tutto il tragitto potrete fare molti simpatici incontri, dalle Cince ai Lui, dai Picchi ai Fringuelli. Visti o sentiti, ammesso non fossero apparizioni o allucinazioni da esaurimento.. se vi accontentate..
L'alpeggio, dotato di area attrezzata con panche è tavoli è in effetti uno splendido balcone sul lago di Mergozzo sottostante, con vista anche sull'estuario del Toce, Stresa ed Isole Borromee. E, con un piccolo tour intorno al nostro punto di osservazione, anche sulla Val d'Ossola e sull'alto Cusio. Binocoli alla mano, ci piazziamo ed aspettiamo. Nel corso della mattinata vedremo passare il Corvo Imperiale, l'Aquila Reale (più volte), la Poiana, il Gheppio ed anche il Nibbio Bruno (cognome e nome). Osserva di qua, osserva di là, come spesso accade nelle nostre escursioni arriva anche l'ora di pranzo, che viene attaccato e sbranato con la leggiadra voracità che ci distingue. Maurizio trova in un cespuglio una bottiglia di Valpolicella (ma secondo me se l'è portata da casa perchè poi io ho guardato bene bene tutto intorno e non ce ne erano altre. Strano, no?) e questo contribuisce ad aumentare decisamente il numero e la qualità degli avvistamenti del pomeriggio. Se avessi trovato una seconda bottiglia sarebbe probabilmente stata un'escursione eccezionale.
Tanto per cambiare un po', rientriamo dalla gippabile (jeeppabile?), che unisce agli svantaggi già menzionati del sentiero quelli del fondo duro e sassoso tanto utile ai mezzi meccanici ed alle cliniche ortopediche. Strada facendo incrociamo un simpatico ciclista non proprio giovanissimo appoggiato ad una specie di parapetto, testa bassa, mountain bike parcheggiata lì a fianco, apparentemente intento a leggere i segreti dell'universo nel greto del torrente secco sottostante. Talmente concentrato da non dar segno di accorgersi della nostra presenza neppure quando passiamo a pochi centimetri da lui, neanche con il classico grugnito da atleta in esercizio. Colto dal dubbio che magari non stesse proprio leggendo i segreti di cui sopra ma si trovasse invece in un qualche genere di difficoltà, azzardo un "tutto bene"? Il ciclista, dopo avermi rassicurato sul suo stato di salute, con un giro di parole mi invita a farmi i fatti miei e quindi torna alle sue meditazioni, senza neanche colpirmi con la pompa per la bicicletta. Evidentemente la cortesia è una cosa che si respira nell'aria, da queste parti. A valle, poi, incontriamo poi un certo numero di ciclisti tradizionali, e la cosa si riequilibra. Vabbè, intanto ci godiamo il panorama: la gippabile finora ha disceso un costone che resta evidentemente esposto al sole per la maggior parte della giornata, il caldo per il periodo è considerevole. il terreno arido, la vegetazione quasi africana. Bushveld si direbbe in Sudafrica, o anche solo Veld. Beh, quasi. Qua è là troviamo altri balconi sulle valli sottostanti e scatta la foto (e la sbinocolata) di rito. Entriamo infine nella fascia boschiva e quindi raggiungiamo le prime case del paese (ed alcune ville veramente carine) ed in ultimo il nostro posto auto.
L'escursione termina a Mergozzo davanti a una birra non filtrata e non pastorizzata che vale la pena di provare e, come concluderebbe l'amico Gump, non ho altro da dire su questa faccenda.
Fino alla prossima.
LE SPECIE OSSERVATE di Nunzia Monte
Partecipanti: Cecilio Uglietti, Margherita Mazzetti, Fabrizio Burlone, Alberto Viale, Maurizio Pasquali, Anna e Mario Campanini, Annunziata Monte Partenza da Mergozzo ore 8.30, ritorno ore 16.
Specie avvistate:
pettirosso 5
cincia bigia 6
luì piccolo 10
cinciallegra 15
corvo imperiale 2
ghiandaia 1 (sentita)
picchio rosso maggiore 3 (sentiti)
gheppio 1 coppia
AQUILA REALE 2
poiana 2
nibbio bruno 1
codibugnolo 3
sparviere 1
rondine 15
LODOLAIO 1
merlo 15
codirosso spazzacamino 4
fringuello 10
capinera 1
NEL LAGO
svasso maggiore 3
germano reale 4
cigno reale 1