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Agogna Morta

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Caratteristiche generali dell’area

Dove si trova: nei comuni di Borgolavezzaro (NO) e Nicorvo (PV).
Estensione: 9 ettari.

Anno di avvio del progetto: 1991

Proprietà: Federazione Nazionale Pro Natura, Burchvif, privata
Tipo di tutela: Piano Regolatore Generale del Comune di Borgolavezzaro;
Oasi di protezione ai sensi della L. R. del Piemonte 4 settembre 1996, n. 70;
Fondo Chiuso ai sensi della L. R. della Lombardia 16/08/1993, n. 26;
Sito di Importanza Comunitaria IT1150005.

Come arrivarci

L’Agogna Morta si raggiunge imboccando la stradina sterrata che, poco fuori dall’abitato di Nicorvo, si diparte, a sinistra, dalla strada provinciale Nicorvo (PV) - Borgolavezzaro (NO).
Seguendo la strada sterrata si superi il vecchio mulino con annesse ruote a pale, frutteto ed animali da cortile e s’imbocchi, all’unico bivio, dopo 3/400 metri, la sinistra seguendo l’argine di una lanchetta seminterrata, per giungere, dopo qualche ulteriore centinaio di metri, davanti all’ingresso del “Laboratorio”.

L’Agogna Morta, o, meglio, “Il Laboratorio di Ecologia all’aperto Agogna Morta”, è un’area la cui superficie si estende per circa dieci ettari all’interno ed a cornice di un meandro, non più attivo, del torrente Agogna tra le provincie di Novara e Pavia, tra Bassa Novarese e Lomellina, ricadente nei Comuni di Borgolavezzaro (NO) e Nicorvo (PV).
(Esistono altri meandri, nelle immediate vicinanze ma totalmente in territorio lombardo, con le stesse caratteristiche e lo stesso valore naturalistico che meriterebbero altrettanta cura ed attenzione.)
Il nostro meandro fu isolato dal corso attivo del torrente, in seguito ad opere di raddrizzamento dell’alveo realizzate intorno alla metà degli anni cinquanta.
Il terreno è leggero, sabbioso-argilloso, di origine alluvionale.
Il Laboratorio di Ecologia all’aperto nasce per volontà di Burchvif che, in stretta collaborazione con la Federazione Nazionale Pro Natura, nella latitanza delle istituzioni, si attiva per mettere in salvo dal rischio di  interramento e di abusi vari quali lo sversamento di macerie edilizie, ceppaie di alberi, residui agricoli e rifiuti, l’ultima grande lanca piemontese del torrente Agogna.
Nell’ambito delle azioni intraprese per la salvaguardia della lanca si inserì, nella seconda metà degli anni ottanta, la presentazione, al Ministero dell’Ambiente, di un progetto di recupero, ricostruzione ambientale e conservazione.
Appresa, del Ministero, la notizia della positiva valutazione del progetto, le due organizzazioni si attivarono per dargli pratica attuazione.
La strategia seguita nasceva dal presupposto che solo acquisendo la proprietà e, quindi, il controllo dei terreni confinanti con la lanca, si sarebbe potuto agire in modo veramente efficace.
Sulla base di questa convinzione è stato realizzato dalla Federazione Nazionale Pro Natura il primo e più significativo acquisto: l’area compresa all’interno della lanca, un terreno della superficie di circa quattro ettari.
In seguito altri terreni sono stati acquisiti all’iniziativa da Burchvif: in momenti diversi altri appezzamenti di terreno sono andati a costituire una bella fascia ripariale che oggi coinvolge quasi tutto il perimetro esterno del meandro.
Il bosco planiziale che ora caratterizza l’intera area, un querco-carpineto, è stato ricostruito, a decorrere dal 1991, traendo ispirazione dai boschi esistenti nelle vicinanze: il Bosco di Cusago (MI), il Bosco di Agognate (NO) ed i boschi del Parco del Ticino piemontese e lombardo.
La vegetazione arborea è costituita da Farnia (Quercus robur), Carpino bianco (Carpinus betulus), Acero (Acer campestre), Pioppo bianco (Populus alba) mentre, lungo le rive e nelle bassure, vi è la dominanza dell’Ontano nero (Alnus glutinosa) e del Salice bianco (Salix alba).
Tra gli arbusti sono stati messi a dimora il Biancospino (Crataegus monogyna) che è la specie più abbondante; seguono, poi, Prugnoli (Prunus spinosa), Sanguinelli (Cornus sanguinea), Noccioli (Corylus avellana) ed in numero minore, Berrette da prete (Euonimus europaeus), Rose canine (Rosa canina), Frangole (Frangula alnus), Palloni di maggio (Viburnum opulus), Sambuchi (Sambucus nigra). Pregevoli alcuni biancospini parassitati dal Vischio (Viscum album).
Nell’ambito degli studi relativi al progetto sono state avviate alcune importanti indagini aventi le finalità di verificare le modalità di affermazione della vegetazione in modo completamente naturale in una serie di parcelle nelle quali non è stato praticato alcun tipo di lavorazione ma sono state lasciate alla libera evoluzione. Sono state, inoltre, verificate le modalità di contenimento e controllo della vegetazione infestante in una serie di altre parcelle gestite mediante diverse operazioni colturali atte a contenerne l’eccessivo sviluppo quali la ripetuta fresatura, lo sfalcio, la pacciamatura o la sfibratura.
Quest’ultima, al termine della sperimentazione, si è dimostrata la tecnica colturale che ha prodotto i migliori risultati.
Anche tra la vegetazione del sottobosco si vanno affermando, dopo ripetuti, difficili tentativi di reintroduzione, l’Anemone dei boschi (Anemone nemorosa), la Pervinca (Vinca minor), il Dente di cane (Erytronium dens canis), la Scilla (Scilla bifolia), il Sigillo di Salomone (Polygonatum  multiflorum), la Pulmonaria (Pulmonaria officinalis) mentre la Carice brizzolina (Carex brizoides) penetra spontaneamente dalle vicine ripe del corpo idrico.
La vegetazione che caratterizza la lanca vera e propria è costituita dal Nannufaro (Nuphar luteum) ma non mancano bei tratti a Cannuccia di palude (Phragmites australis) così preziosi per il Tarabuso (Botaurus stellaris), il Tarabusino (Ixobrychus minutus) ed il Cannareccione (Acrocephalus arundinaceus).

Gli uccelli


Gli ambienti presenti nel luogo dove si colloca questa Isola di Natura rappresentano frazioni di territorio naturale frammentati in un mosaico fortemente manomesso dall’uomo. Per questo motivo le aree naturali come quella dell’Agogna Morta risultano essere siti di particolare importanza sia per molte specie nidificanti, scomparse dalla circostante pianura antropizzata, sia per le specie migratrici.
La migrazione, infatti, procede per soste e tragitti e la mancanza di ambienti idonei ad ospitare gli individui di passo può impedir loro di sopravvivere al viaggio decretando la morte dell’individuo ed il rischio di estinzione per la popolazione in transito lungo quelle rotte. La medesima importanza è attribuibile al ruolo di dette zone come luoghi di svernamento che permettono il sostentamento durante i mesi invernali delle popolazioni nidificanti altrove.

 

http://www.burchvif.it/