L'accoppiamento, i nidi e le uova
Il territorio costituisce una zona in grado di fornire all'uccello cibo, riparo e possibilità di nidificazione; è quindi fondamentale che il maschio, per potersi accoppiare, si assicuri un'area di sua proprietà con queste caratteristiche favorevoli, dove poter attirare la femmina e quindi riprodursi ed allevare la prole.
La femmina che giunge per la prima volta nel territorio difeso da un maschio, non viene accolta molto bene: sarà solo in seguito alle sue manifestazioni di sottomissione che il maschio l'accetterà e darà inizio alle esibizioni finalizzate al corteggiamento: dall'offerta di cibo, ad una danza rituale, dallo sfoggio di particolari livree ad una vocalizzazione particolarmente elaborata. Conquistati favori della femmina, la coppia è ormai formata: in alcune specie si tratterà di un legame per tutta la vita, in altre si verificherà una separazione al termine della stagione riproduttiva; in altri casi ancora il maschio si accoppierà con il maggior numero di femmine possibile, per poi disinteressarsi totalmente dell'allevamento dei piccoli.
In ogni caso, non appena formato un legame, i futuri genitori inizieranno la costruzione del nido, necessario per ricoverare la prole e nutrirla fino allo svezzamento ed al volo. Il nido viene allestito seguendo le modalità più varie, dalla classica costruzione di rametti e fili d'erba, fino al nido in fango delle rondini o quello in licheni e ragnatele dei codibugnoli. Alcuni uccelli riutilizzano il nido di anni precedenti, riattandolo oppurtanamente, altri "riciclano" il nido di altre specie, le tane abbandonate di topolini o si stabilscono nel tronco cavo degli alberi. Notissimo è poi il caso del cuculo, che depone le uova nei nidi altrui e quindi non si prende neppure il disturbo di costruirsene uno proprio.
Le uova, frutto di un solo atto riproduttivo, vengono quindi deposte nel nido, il loro numero è variabile, potendo spaziare da uno solo (come in molte specie di mare e negli avvoltoi) fino a una dozzina, come per le quaglie, i fagiani e le anatre; in alcun casi - come negli uccelli canori di piccola taglia - si possono avere due nidificazioni per stagioni. Il guscio delle uova può assumere svariate colorazioni, adatte comunque a mimetizzarsi nell'ambiente circostante, essendo il colore bianco riservato alle uova deposte in cavità o luoghi molto riparati dalla vista di eventuali predatori.
Alla fase di deposizione segue l'incubazione, durante la quale le femmine (ed anche i maschi che si occupano attivamente della cova) si adoperano per tenere al caldo le uova, perdendo così notevoli quantità di calore corporeo; la cova può spaziare dalle due settimane (nelle specie piccole) sino a otto e più settimane per gli uccelli di dimensioni maggiori (sule, aquile, avvoltoi).
Al termine dell'incubazione, i piccoli, aiutandosi con il becco, si aprono un varco nel guscio e, dopo uno sforzo che può durare anche una giornata, finalmente si ritrovano nel tepore del nido. Alcuni pulcini, detti nidicoli, sono totalmente ciechi, nudi ed inetti, altri, definiti nidifughi, sono già vigili e piuttosto mobili, ricoperti dal piumino, e sono capaci di procurarsi il cibo, pur seguendo i genitori. I pulcini nidicoli invece, essendo interamente dipendenti, devono essere allevati dai genitori per periodi che possono variare dagli otto-dodici giorni delle piccole specie canore sino ai quattro mesi del grifone.
In questa sede è doveroso citare lo scienziato viennese Konrad Lorenz (1903-1989), vincitore nel 1973 di un Nobel per i suoi studi sull'etologia. Egli analizzò per primo il comportamento di alcune specie di uccelli subito dopo la schiusa, individuando così il periodo di "imprinting", durante il quale il pulcino, appena uscito dall'uovo, registra la prima immagine che vede, seguendola automaticamente nella convinzione che si tratti di un genitore.
Infine, un avvertimento per i fotografi ed i birdwatchers: le fasi d'accoppiamento, cova e svezzamento non devono essere disturbate da ingerenze umane (per scattare ad esempio foto ravvicinate): molte specie, infatti, sospendono l'atto sessuale o abbandonano il nido, condannando a morte certa gli embrioni ed i pulcini. Le osservazioni naturalistiche vanno effettuate con la massima discrezione e con un'adeguata preparazione di base, proprio per evitare queste spiacevoli conseguenze.