Con un piccolo aiuto
Tanti anni fa, in un paese lontano lontano, ma così lontano che alla mattina il sole dovevano mandarglielo a dorso di mulo, vivevano tante persone, e fra le tante, una come tutte le altre. Non era un guerriero od un poeta, un re od eroe: solo uno qualunque, uno di quelli che si incrociano per caso per strada e si scordano subito dopo. Ma la Sorte, che sa che nessun uomo è davvero come tutti gli altri e che ciascuno ha una sua storia da raccontare e una sua strada da percorrere, la Sorte, dicevo, aveva passato anni e anni a seminare e spargere segni ed indicazioni che potessero guidare anche lui, perché questo rientra nei doveri della Sorte. Ma tutto questo daffare non era servito poi ad un granche', perche' le risposte finivano sempre per perdersi nel frastuono delle domande. Così, alla fine, avevano preso ad ignorarsi l’un l’altro, un ignorarsi vagamente astioso.
Non che ci si passasse poi troppo tempo a pensarci su, a dire il vero, perché anche laggiù, in un posto così lontano, vivere la giornata richiedeva un sacco di lavoro. E anche la Sorte, anche in un posto così lontano, aveva un sacco di compiti a cui attendere. Anche là ogni goccia di pioggia doveva cadere esattamente al proprio posto e non in quello di un'altra, e così doveva ogni passo di ogni uomo, che questi lo capisse o meno.
I giorni andavano avanti, l’uno dopo l’altro, mentre tutto continuava semplicemente ad accadere.Anche quel giorno era iniziato esattamente uguale a ogni altro, ma appena giunto in città al nostro uomo si era subito presentata l'evidenza che invece no, quel giorno doveva avere un qualcosa di speciale. La piazza del mercato, che dava sul porto, era di solito gremita di gente affaccendata nei mestieri e negli affari più vari e disparati. C’erano mercanti di spezie provenienti dall’altra parte del mondo, contadini e pastori che portavano in città i loro prodotti nella speranza di concludere qualche buon baratto, chi comparava e chi vendeva. Pesce e seta, vasi e gioielli, tessuti e derrate. E attrezzi, stoviglie, stuoie e tappeti, sementi, vasellame, metalli, pietre, servi, animali di ogni uso, foggia e misura. Ma anche sapere, opinioni ed eloquenza erano all’asta, per promuovere una causa, scrivere ad un parente lontano, difendere da un’accusa. Qualunque fosse il commercio, nessuna offerta sembrava mai all’altezza della richiesta, e viceversa, e trovare un giusto mezzo che lasciasse le parti ugualmente scontente finiva sempre per richiedere ore ed ore di estenuanti trattative. E buoni polmoni.
Fortunatamente i contendenti non mancavano di assistenza e c’era sempre qualcuno intento a provvedere a cibo e bevande, trasporto e movimento, pulizia, sicurezza, cure mediche e, in fin dei conti, a qualunque altro bene, servizio o prestazione (lecita od illecita che fosse) che potesse risultare necessario, o gradito, o almeno presunto tale. In cambio di un onesto guadagno, si intende. E visto che non di solo pane vive l’uomo, al mercato venivano ad esibirsi musici e poeti, nani, saltimbanchi, giocolieri, ballerine, incantatori di serpenti, fenomeni, prostitute..
Anche quel giorno, come tutti gli altri, vedeva il mercato gremito come al solito, anzi, più del solito, molto di più… Ma nessuno comprava o vendeva.Tutti, ma proprio tutti, si accalcavano attorno al molo, spingendosi, strattonando per aprirsi un varco, rischiando di finire in acqua ad ogni slancio o di scaraventare in acqua coloro che avevano guadagnato le prime file. Il che, tutto sommato, costituiva pur sempre un modo per avanzare. Incuriosito, il nostro uomo si avvicinò al muro di folla, ma da ogni posizione ottenuta la visione era sempre la stessa: di un mare di dorsi accaldati e di nuche. E, in fondo, una singola vela attraccata al molo. “Che succede?” domandò a qualcuno, vincendo l’abitudine di non impicciarsi negli affari degli altri. “Cos’è tutto questo trambusto?”.
“E’ il profeta” gli venne risposto da più parti, “la sua nave è giunta, e ora sta per lasciarci”.“Guardate, guardate ora,” disse qualcun altro nella folla “è Almitra, la veggente... Ascoltate, sta per parlare...”.
Il silenzio scese sulla piazza. Tutti insieme, per una volta, uomini e donne tacquero. Anche il resto della creazione parve trattenere il fiato, le foglie smisero di stormire, gli uccelli di cantare, le onde di rincorrersi. Nessun passo, o suono qualsivoglia, risuonò sul lastricato. Anche le nuvole, nel loro viaggio senza fine, trattennero la pioggia in grembo, per non disturbare.
Attirata dal boato di quel silenzio, la Sorte abbandonò per un istante le sue incombenze più incombenti e concentrò la propria attenzione sul paese. Vide con soddisfazione che tutto era proprio come doveva essere e, proprio prima di tornare alle proprie occupazioni, notò in mezzo alla folla un viso familiare, il viso di uno dei suoi tanti figli. Forse uno che gli era stato particolarmente caro, in passato. In un attimo, che per chi deve essere dappertutto e provvedere a tutto è un tempo sufficiente per cambiare il corso di una vita, decise di tentare ancora una volta.Nell’assoluta immobilità della piazza, un gabbiano si alzò, attirando lo sguardo di una singola persona. Seguendone il volo, l’uomo incrociò una mano che, dal rialzo di una specie di cornicione, lo invitava a salire. Senza sapere neppure perché, l’uomo che veniva da fuori città si afferrò a quella mano scura, sopra cui stava un sorriso sincero. Altre mani si unirono alla prima, issandolo a sedere, mentre gente che non aveva mai visto prima in vita sua si stringeva, sorridendogli a sua volta, per fargli spazio, come si fa spazio ad un amico che si unisce alla tavola. Non senza aver rischiato di precipitare più di una volta, trovò finalmente una certa stabilità, proprio mentre il profeta, interpellato da Almitra, iniziava a parlare. Dal luogo da cui sorveglia il mondo, anche la Sorte sorrise, e poi tornò ai suoi doveri. Il Profeta ormai era salito sulla nave che lo attendeva, e la nave stava per scavalcare l’orizzonte, ma la gente esitava ancora ad abbandonare quella giornata speciale. Da un lato della piazza un uomo, un uomo che nessuno si ricordava di aver mai visto prima d'ora, uno con un volto come tanti altri, avanzava lentamente tra la calca. Arrivò fino quasi al molo e poi si sedette all'ombra di una delle case che vi facevano ala. Tranquillamente, come uno che e' arrivato esattamente dove doveva arrivare, aprì la sua bisaccia ed estrasse dei fogli su cui erano scarabocchiati alcuni conti dei suoi affari. Strappò quella parte della sua vita con un gesto, e su quello che rimaneva, con mano ferma, prese a scrivere nel suo alfabeto. Passò del tempo, e quando interruppe il suo lavoro e alzò lo sguardo si trovò al centro di un semicerchio di astanti. Tra essi, la veggente, la donna che aveva parlato per prima al profeta, si fece avanti. "Mi serviranno altri fogli" le disse lui, semplicemente. Lei annui. In qualche modo, qualcuno li avrebbe portati. Lei non sapeva leggere l'alfabeto, ma sapeva comunque cosa avrebbero raccontato gli strani segni che l'uomo andava tracciando. Era l'addio di un profeta, e cominciava pressapoco così: "Disse allora Almitra, Parlaci dell'Amore. E lui sollevò il capo e guardò verso il popolo, e scese una grande quiete. E con voce intensa, disse: quando l'amore vi chiama, seguitelo..."
La vanità, si dice, e' il più grande di tutti i peccati. Eppure, negli anni, la Sorte non poté non sentirsi particolarmente compiaciuta di quanto aveva aiutato a far accadere ad Orfalese. E di quel contadino che, diventato cronista e poi apostolo, aveva realizzato la sua Opera e aveva tramandato alle generazioni future le parole di un Profeta. Certo, Lei aveva solo alzato in volo un gabbiano, non può la Sorte spingere un cuore a porgere una mano ne' un altro ad afferrarla. Questo, nessuno lo può perché sta agli uomini l'ascoltare i propri cuori oppure il rinnegarli. Eppure.. pensò, in un pensiero rivolto alla Mano Che Ha Scritto Tutto, quante volte, senza un mio intervento, questi cuori restano sordi e muti gli uni agli altri. E quali magnifiche cose anche un uomo come tanti può fare, con un po' di fede ed una mano che gli viene in aiuto. La sorte sorrise e, forse, dall'alto anche la Mano Che Ha Scritto Tutto sorrise con lei.
PS il Profeta di questa storia è quello di Kahlil Gibran, http://it.wikipedia.org/wiki/Khalil_Gibran
Autore: Fabrizio Burlone
Illustrazione: Eugenio Bausola