Gufo al tramonto

Il sole stava tramontando dietro la collina. I suoi raggi, obliqui, avvolgevano il bosco in una calda coperta luminosa e dorata. Beatamente rilassato in quel bagno di luce, un gufo si godeva sul ramo della grande quercia gli ultimi momenti del giorno morente.
Tra non molto la notte avrebbe preso il sopravvento e con lei sarebbe giunto il momento di abbandonare quel piacevole ozio e dedicarsi alla caccia. La febbrile ricerca della preda l’avrebbe impegnato per parecchio tempo, richiedendo pazienza, astuzia, forza ed intelligenza. L’eterna legge della vita e della morte l’avrebbe visto protagonista anche quella notte, mettendo in palio, come sempre, la sopravvivenza del migliore.
Una volpe, seguendo la pista di un coniglio, giunse sotto la quercia e scorse il gufo immobile sul ramo, qualche metro sopra di lei.
“Hei” latrò la volpe “sei vivo o sei morto?”.
Il gufo socchiuse un occhio, girò lentamente il capo e, schioccando il becco, rispose: “Sono più vivo e sveglio di te”.
“Non si direbbe…” disse di rimando la volpe e aggiunse: “già che ti trovo, posso farti una domanda?”.
“Se non è impertinente, sì”, bofonchiò il gufo.
“Si dice che tu ed i tuoi simili portiate sfortuna. Davvero sei un menagramo?”
Il gufo arruffò le penne e, spalancando i suoi grandi occhi gialli, li puntò sulla volpe accucciata ai piedi dell’albero sibilando: “Vedo che i pregiudizi sono duri a morire, tuttavia la tua domanda contribuisce, involontariamente, a demolirne uno: sicuramente non sei furba ed astuta come dicono”.
“Oh, non fare l’offeso. Credo che in fondo le dicerie abbiano sempre un fondo di verità”.
“Ma davvero pensi che esista qualcuno in grado di influenzare sempre il destino degli altri?” esclamò il gufo, “se così fosse, noi gufi saremmo già da un pezzo i dominatori della Terra. Ma non è così! Queste panzane sono state inventate dagli uomini, che amano fomentare il pregiudizio per mascherare le loro colpe e le loro debolezze. Ti dirò di più, sciocco animale: in realtà esiste, sulla Terra, un essere vivente tanto potente da mettere in serio pericolo le sorti di tutti gli altri, compresi i suoi simili. E’ l’uomo stesso, ma esercita questo potere non in virtù di doti soprannaturali, bensì per mezzo della sua stupidità e della sua immensa avidità.”
Detto questo, il gufo aprì le ali e si tuffò, silenzioso come un’ombra, nel bosco ormai immerso nell’oscurità.
Un brivido attraversò la schiena della volpe e, per quella notte, fu accompagnata, nel suo vagare, da un’indefinibile sensazione di disagio. Come una sorta di presagio.
Autore: Mario Campanini
Illustrazione: Eugenio Bausola