La libellula

Le tue ali son fatte di rete, per catturare la luce. Scintillano al sole coi colori dell’iride, mentre oscilli alla brezza dall’alto di un fiore. C’è tanta bellezza e potenza e armonia nelle tue forme slanciate. Il tuo volo è deciso e diritto, le tue virate repentine ed acute. I tuoi assalti non lasciano scampo alle piccole vittime che hanno attirato il tuo sguardo enigmatico. Quei grandi occhi composti ti consentono di avere una visione del mondo ben più ampia e profonda di noi umani. Forse tu, che hai visto il mondo bambino, conosci e comprendi cose che a noi sfuggono e che, purtroppo, non riusciamo più ad apprezzare. Troppa è la nostra voglia di consumare il tempo e di portare il cambiamento per concepire la ricchezza di chi, come te, ha saputo gioire, da sempre, di ciò che ha. E di ciò che è.
O forse la tua soddisfazione nasce dal vivere più vite in una.
Un feroce mostro acquatico è la tua larva, dotata di mezzi di offesa terribili ed efficienti. Tanto evoluti da essere celati in un organo che assume sembianze di maschera, quasi ti vergognassi di esibirli e, soprattutto, di usarli. Un elegante insetto volante sei da adulta, perfetto per equilibrio ed adattamento. Sai dominare l’aria tanto da saperti adagiare, su di essa, come un angelo senza peso.
Acqua ed aria. Due mondi, nell’arco di un’unica vita, che hai modo di scoprire ed apprezzare.
Non sono molte, ti assicuro, le creature a cui è permesso di mettersi alla prova in più esistenze. A te è stato concesso e trovo che non hai sprecato questa grande occasione, se sei ancora lì e resisti a tutti gli attacchi del tempo.
Ti ammiro, io che nei giorni dell’infanzia ti ho inflitto supplizi terribili osservando, muto e meravigliato, gli ultimi palpiti delle tue ali spezzate.
Ti rimpiango, se penso alle moltitudini di tuoi simili che accompagnavano le mie giornate nell’assolata campagna di luglio.
Adesso, di quei tempi felici, rimane solo il ricordo. Ma quando ti guardo, libellula, riaffiora ancora lo stupore di allora.
Stupore che nasce dalla tua essenziale bellezza. Dalla grazia del tuo movimento. Dal sapere che hai percorso le ere del tempo e sei ancora qui, determinata e vitale, come il primo giorno della creazione.
Autore: Mario Campanini
Illustrazione: Eugenio Bausola