Il vecchio orso
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Ansimava il vecchio orso. Valicare il Passo del Mugo era diventato uno sforzo severo. Da tanti anni seguiva quel percorso per raggiungere il suo rifugio invernale prima che la neve fosse troppo alta.
Quella volta, però, risalire il fianco della montagna si rivelava particolarmente arduo. Era il peso degli anni che gli rendeva più difficile il cammino, ma lui non ci pensava. Semplicemente seguiva il suo istinto e ciò che gli suggeriva l’esperienza.L’autunno era avanzato, il cibo scarseggiava e lui sapeva che era tempo di ritirarsi nella sua caverna per il lungo letargo invernale.
Superato il Passo il percorso divenne più agevole, se non altro perché era in leggera discesa, ed il corpulento animale raggiunse in breve la macchia di rododendri che occultava l’ingresso del suo rifugio.
Quella volta, però, c’era qualcosa che non andava e non era per via della sua età.
Prima di tutto l’odore. Quell’odore! Forte, persistente e inconfondibilmente di…orso. E poi i rami spezzati dei rododendri e i ciuffi di peli sparsi intorno.
Un orso era arrivato prima di lui ed aveva occupato la sua caverna!!!
Un unico, lungo ruggito uscì dalla sua gola e concentrava rabbia, delusione, tristezza e volontà di vendetta.
A quell’urlo di sfida rispose solo un breve ringhio e, dopo qualche istante, tra i cespugli apparvero non uno, ma tre orsi. Un’orsa e due orsacchiotti.
Il vecchio orso li fissò: la femmina era di taglia decisamente più piccola rispetto alla sua ed i due cuccioli erano solo due palle di pelo di pochi mesi. Ma non ebbe il tempo di pregustarsi una facile vittoria perché l’orsa lo caricò come una furia. Tra l’intenso dolore dei morsi e delle unghiate che piovevano sul suo corpo da ogni parte riuscì a cogliere, per un istante, lo sguardo di quella madre che lottava per difendere i suoi figli. Bastò quello per capire che, se voleva salvarsi, doveva cedere il campo e darsela a gambe levate.
Nella fretta di svignarsela, rotolò giù per il pendio graffiandosi contro i tronchi ed ammaccandosi contro le pietre. Ma meglio quello che soccombere sotto i colpi di quella belva!
Più tardi, leccandosi le ferite, ripensò all’orsa ed ai due cuccioli e si convinse, se già non lo fosse stato, dell’inevitabile esito di quella lotta. Si era scontrato con la forza più potente che esiste in natura, il legame tra una madre ed i suoi figli. Non esiste niente di più intenso, solido e profondo.
Autore: Mario Campanini
Illustrazione: Eugenio Bausola