L'Angelo ed i passeri

Era stata dei bambini l’idea. Fare il presepe all’aperto, sotto l’agrifoglio cresciuto nell’aiuola in fondo all’aia. A loro pareva di rendere un omaggio più gradito a Gesù Bambino, ricostruendo la sua capanna sotto quel fogliame addobbato di bacche rosse.
E così, al riparo dei rami più bassi, misero la capannuccia fatta di legno e paglia. Ne spolverarono il tetto con un po’ di neve presa dall’aiuola, collocarono la piccola mangiatoia col fieno che avrebbe ospitato il Bambinello e poi disposero le statuine di legno che il loro babbo aveva intagliato e colorato apposta per loro.
Tutt’intorno ammassarono dei sassi che ricoprirono di neve, per simulare uno scenario di monti e valli lontane. Al tetto della capanna appesero l’Angelo Annunciatore e, per finire, collocarono nel carretto della statuina-contadino dei biscottini che, con un grande sforzo di volontà, avevano deciso di non mangiare per poterli offrire come loro regalo personale a Gesù Bambino.
Alla fine tutto era pronto, mancava solo la statuina del Bambino che, ovviamente, sarebbe stata collocata nella mangiatoia solo il giorno di Natale.
I bambini, orgogliosi e felici, se ne tornarono a casa per riscaldarsi davanti al fuoco.
Sul lato opposto dell’aia, dove sorgevano i casseri ed i pollai del cascinale, un gruppo di passeri infreddoliti aveva seguito con curiosità le manovre dei bambini. Al ritirarsi di questi ultimi, abbandonarono in tutta fretta i loro posatoi e scesero a vedere da vicino quella novità.
Dapprincipio stettero un po’ sulla difensiva, intimoriti da quelle statuine immobili, ma poi si fecero coraggio e cominciarono ad ispezionare ogni minimo dettaglio. Ben presto notarono che nel carrettino della statuina-contadino c’era qualcosa di commestibile e, allontanato ogni timore, lo strinsero d’assedio. L’inverno e la neve erano sinonimi di fame e loro non potevano certo lasciarsi scappare quell’occasione.
Tuttavia quella volta nessuno rompeva gli indugi. Tutti esitavano, come se qualcosa li frenasse. Qualcosa di più forte della fame. Si accalcarono intorno al carrettino per un po’, guardandosi in giro inquieti, e poi, all’unisono, spiccarono il volo diretti verso la campagna circostante. Non un solo biscottino era stato toccato.
Nell’aia non c’era nessuno, eppure il fatto non passò inosservato.
Fu la statuina-contadino che riferì dell’accaduto alla statuina-pastore e questa lo riportò alla statuina-arrotino e così, di bocca in bocca, la notizia arrivò all’Angelo Annunciatore. Questi ne rimase molto compiaciuto, lo ritenne un gesto veramente nobile. Il vero spirito di carità non è condividere il superfluo con il prossimo, ma condividere con lui quanto ci è necessario.
Scese la notte e le tenebre, come sempre, rimossero tutti i colori dal mondo. La mattina successiva, quando l’alba li restituì a tutti i legittimi proprietari, i passeri si resero conto che qualcuno aveva appeso una casetta colorata vicino ai casseri. Era una mangiatoia ed era ricolma di granaglie e biscottini identici a quelli del presepe. Curiosamente, sul tettuccio della casetta, una mano ignota aveva appeso la figurina di un Angelo.
Autore: Mario Campanini
Illustrazione: Eugenio Bausola