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La Baraggia

C’è un luogo, dalle nostre parti, che esprime un fascino esotico, come se fosse stato trasportato lì da Paesi lontani. E’ un posto ricco di contrasti, che pare opera del genio di un artista che abbia osato fondere paesaggi catturati ai quattro angoli della Terra. Il risultato è un’emozione, ora intensa, ora sottile, che ti prende e ti colma di stupore.
La baraggia non ti lascia indifferente. Mai.
In qualsiasi stagione tu la percorra ti sa offrire colori, profumi, forme e silenzi che ti entrano nell’anima.
Puoi assaporarla in pieno inverno, quando i tronchi candidi delle betulle sembrano stalagmiti spuntate per magia dagli altipiani innevati e le sagome ricamate di ghiaccio dei pini silvestri evocano lontane contrade nordiche.
La puoi scoprire in primavera, quando le maestose chiome dei cerri si addobbano di un tenero colore verde ed i mughetti tappezzano le vallette ombrose tra gli ontani alti e fitti.
Oppure la ammiri nelle calde e assolate giornate estive, quando la brughiera assume sembianze di savana e le foglie piumose delle felci stendono la loro trama di pizzo all’ombra delle querce.
Infine puoi decidere di visitarla nei mesi dell’autunno, quando i colori accesi del fogliame morente infiammano il bosco e le alte erbe della brughiera emanano un aroma di fieno, amarognolo e confortante.
E’ un mondo ingannevole, la baraggia. Più ti addentri nel suo incanto e più lei si sottrae e sfugge. Muta in continuazione: ora è bosco maturo, ora è savana. Pochi passi e diventa bosco mediterraneo, ti cali verso il torrente ed ecco che si trasforma in macereto. Risali la costa e ti trovi nella brughiera. Avanzi ancora e ti avvolge una pineta.
La baraggia è figlia degli antichi ghiacciai. Loro hanno sbriciolato le valli, accumulando i detriti nelle lunghe lingue moreniche sulle quali si adagia. Loro ed il freddo che li accompagnava hanno favorito l’invasione di quelle piante alpine e nordiche che ancora la popolano. E poi l’hanno plasmata le acque di fusione, quando i ghiacci sono arretrati.
Fiumi e torrenti hanno eroso, scavato, depositato per millenni. Finché è giunto l’uomo, che ha completato l’opera con lo sfruttamento controllato delle sue risorse, praticando il debbio, lo sfalcio, il pascolo, il legnatico.
La baraggia è il risultato unico ed irripetibile dell’azione combinata delle forze della natura e della fatica dell’uomo. In parte è andata perduta sotto la spinta distruttiva della comunità umana in espansione, ma quella che è giunta fino ai nostri giorni si offre ancora ai nostri sensi per stupirci con emozioni forti.
La baraggia non solo ti appaga esteticamente, ma ti conforta. Infondendoti speranza.

Autore: Mario Campanini
Illustrazione: Eugenio Bausola